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L'Anubistica inutilità della competizione

Il Profeta, come noto è rincoglionito appassionato di serie coreane.

Nelle serie spesso si descrivono delle famiglie “potenti” nelle quali i figli vengono messi in competizione tra loro per accaparrarsi il posto di vertice.

Ne seguono situazioni disastrose dove tutti si odiano, nessuno collabora, la famiglia si sfascia e l’azienda subisce seri danni.

Come è noto le aziende funzionano quando gli obiettivi sono a lungo termine e riescono a far coincidere gli interessi privati dell’attore aziendale con quelli della azienda.

La “competizione” tra i citati figli finisce a danneggiare anche l’azienda perché l’interesse del privato non coincide con quello della azienda. In sostanza tutti perdono.

Il Profeta non ha mai amato il gioco né la competizione perché quando perdeva non si divertiva un granchè e quando vinceva era dispiaciuto che qualcun altro avesse perso. (Sì, il Profeta è sempre stato rincoglionito.)

Allo stesso modo, al lavoro, faceva del suo meglio per collaborare con tutti senza che gli fregasse nulla di che facesse “carriera” o meno.

Negli ultimi anni si sente sempre più parlare di “concorrenza”, “competizione”, skill eccetera…

Ora il concetto di sana concorrenza è alla base di uno sviluppo sano di una economia: andando al supermercato però viene qualche dubbio… che cazzo ci fanno un centinaio di dentifrici diversi sugli scaffali?

Che cazzo servono trecento tipi di detersivi diversi? Parimenti a cosa stracazzo servono diverse migliaia di modelli di auto con almeno un migliaio di diversi motori in commercio?

Meglio, si dirà, c’è più scelta! Ma se le automobili sono tutte uguali che non si riescono neanche più a distinguere? Non si raccontava, tempo fa , che la standardizzazione era alla base dell’aumento della qualità e la riduzione dei costi? E dove è finita?

Ci sono diversi settori produttivi che hanno incidenze del marketing sui ricavi netti anche del 50%. Ma tu davvero compri dei prodotti per pagare più di pubblicità che di prodotto?

Questi sono i risultati di una sana concorrenza?

Mha… Il Profeta si rende conto che l’ha buttata un po’ “in caciara” ma val la pena, perché ci sono attori per nulla occulti che stanno distorcendo tutto il cosiddetto “mercato”.

Torniamo all’argomento principale: la competizione.

Lasciamo perdere che nei paesi socialisti come l’ItaGlia devi dare tutto allo stato per cui che cazzo competi a fare, ma a chi o a cosa serve questa competizione?

A tutti noi, di primo acchito, sembra logico e utile che tutti competano in modo da “dare di più”. Ma in realtà non mi sembra che ci sia scarsezza di qualcosa viste le centinaia di dentifrici.

“La competizione crea miglior concorrenza che abbassa i costi al consumatore!”

Sì?

Qualcuno ha mai visto un prezzo diminuire? Il Profeta no. Adora regolarmente il Anubi osservando i prezzi. L’unica cosa che sta diminuendo è la qualità dei prodotti: il prezzo aumenta.

C’era un tempo in cui all’interno di una azienda non si parlava di competizione ma di collaborazione. A quei tempi non mancava il lavoro e se anche uno non era un genio, ma faceva del suo meglio, un buon lavoro che gli permetteva di vivere molto decorosamente lo trovava senza problemi.

Nei colloqui assunzionali di gruppo veniva attentamente valutata la capacità di collaborare correttamente con gli altri al fine di raggiungere un obiettivo fittizio.

Si valutava così l’intero triangolo del sapere, saper fare e sapere essere.

L’azienda che funziona è quella dove tutti collaborano dando il loro meglio per conseguire coralmente il risultato di fornire un buon prodotto/servizio.

Non è quella dove tutti si fottono a vicenda per far vedere che sono i più fighi. Questo si comprende con solo un po’ di buon senso.

Il buon proprietario/direttore/amministratore è responsabile del “clima relazionale” che vige all’interno di una azienda e di nuovo con solo un pò di buon senso si comprende che un buon clima, e buone relazioni tra gli “attori” aziendali, sono fondamentali per il successo della azienda.

Allora tutte ‘ste seghe con la “competizione” da dove derivano e a cosa servono?

E’ fottutamente evidente che le persone rendono di più collaborando che fottendosi.

Si lasciano agli adepti tutte le riflessioni relative ai “perché” altrimenti il Profeta potrebbe andare avanti 100 pagine rompendo le “sacre sfere”.

Che l’Adepto alzi le orecchie ogni volta che gli dicono che deve essere “competitivo” perché è evidente che qualcosa non quadra.

Il buon Anubista faccia del suo meglio evitando il più possibile di “mettersi in competizione” perché è un evidente danno per se stessi e per gli altri.

Che Anubi sia con voi.

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