La Bestemmia filosofica

Una premessa: L’Anubismo non nasce contro il Cristianesimo. Se un cristiano vive serenamente la propria fede senza pretendere di imporla agli altri,...

di Il Profeta — 2026-01-15

Una premessa: L’Anubismo non nasce contro il Cristianesimo. Se un cristiano vive serenamente la propria fede senza pretendere di imporla agli altri, l’Anubismo non ha alcun problema con lui.

L’Anubismo difende la libertà di adorare Anubi, ma proprio per questo difende anche la libertà degli altri di adorare il proprio Dio.

Come vedremo più avanti un cristiano può essere anche anubista. Chiarito ciò proviamo a capire di cosa si sta parlando quando un cattolico parla di “bestemmie”.

Cosa significa bestemmiare? Prendiamo per buona la definizione teologica Cristiana:

“Qualsiasi parola, pensiero o atto che esprima disprezzo, odio, insulto o profanazione nei confronti di Dio o delle realtà sacre. “

Bene. Si può sapere per amore di Anubi a che dio facciano riferimento? Ci sono migliaia di dei… dio è un termine generico. Perché il dio cristiano deve essere l’unico senza un nome proprio?

Se il loro Dio si chiamasse per esempio Mario allora: “Dio Mario Bastardo” sarebbe forse effettivamente eticamente condannabile, in quanto chiaro insulto al Dio Mario. Gli umani hanno adorato migliaia di dei, compresi degli dei che erano tutto tranne che “buoni”.

L’affermare ad esempio: “Dio di merda” può essere una verità complimentante un Dio che non è quello cattolico, per cui anche in questo caso non ha alcun senso dire che è eticamente sbagliato.

Secondo il vecchio rincoglionito Profeta l’errore di fondo da parte dei cattolici sta nel non aver dato, o meglio, potuto dare, un nome proprio al loro Dio.

Il Profeta si è fatto una quindicina di anni in scuole gestite da suore e da preti e ha continuato a farsi domande che non ottenevano risposta.

Una di queste era proprio riguardante il perché non chiamavamo dio con il suo nome. Di recente il Profeta è stato Illuminato dalla ufficializzazione di questa volontà.

Nel 2008, durante il pontificato di Benedetto XVI, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti inviò una lettera alle Conferenze Episcopali con alcune direttive: nelle celebrazioni liturgiche, nei canti e nelle preghiere, il nome di Dio nella forma del tetragramma “YHWH” non deve essere né usato né pronunciato (quindi niente “Yahweh/Yahvè” nella liturgia).

Posto che non possono dare un nome proprio al loro Dio, non ha alcun senso che si sentano offesi ogni volta che si nomina un Dio, perché le religioni sono infinite e gli dei anche.

Posto questo, il buon anubista prega il suo Dio Cane Anubi, il Dio Porco Seth o il Vacca Dio Hesat, per cui non bestemmia altri dei. Ciò non gli è vietabile e non è minimamente antisociale: l’adorazione dei propri dei deve essere libera.

Se è vero che tutte le religioni devono essere rispettate, nel pregare i suoi dei l’anubista compie un gesto non solo lecito a livello etico, ma che deve essere necessariamente legale.

La legge italiana, non essendo ancora riuscita a rimuovere del tutto divieti medioevali, punisce tuttora civilmente chi “bestemmia” in pubblico di fronte almeno a due persone.

Ciò in contrasto con l’indirizzo europeo di eliminare ogni forma di limitazione della libertà di pensiero senza parlare della libertà di culto.

Qui si chiude il discorso relativamente agli anubisti e alle loro adorazioni.

Se poi vogliamo aprire altre discussioni possiamo farlo distinguendo due casi: coloro che sembrano bestemmiare non essendo credenti e coloro che sembrano bestemmiare essendo credenti.

Ricorrono da sempre domande tipo: “Che senso ha offendere un Dio in cui non si crede?”.

La domanda posta così sembra avere un senso. Forse, però, non si è capito a che dio una persona faccia riferimento. Se uno pensa che dio non esista chi sta offendendo?

Se dicessi ”unicorno bastardo” sto offendendo gli unicorni? Dovrebbe offendersi qualcuno? Comunque il Grande Maestro Carlo, correttamente, al fine di ovviare a questa domanda diceva così: “Porco di quel tuo Dio!”.

Anche qui rivolto a un ateo non sta offendendo nessuno. Rivolto a un anubista sta adorando Seth per cui nessun problema. Forse solo rivolto a un credente con un dio senza un nome proprio poteva “offendere” qualcuno ma andava fortemente contestualizzato per dargli un significato.

Nel caso di “cristiani credenti” che “bestemmiano” magari, anche loro, non si stanno riferendo al loro dio ma a un altro.

Possiamo, comunque approcciare al discorso della “supposta bestemmia” in un altro modo. È noto che in Italia non è permesso essere semplicemente agnostico. Si deve necessariamente essere o “credenti” o atei.

Sin da piccoli sono tali e tante le forme di condizionamento operate dalla chiesa che non è possibile esistere in posizione neutra nei confronti del Dio della chiesa. La propria libertà è necessariamente limitata anche dalle sovrastrutture imposte.

Ci vengono farciti i cervelli con “mondi buoni”, “preti buoni”, “giustizia”, “porgi l’altra guancia” e tante altre belle balle, tra cui purtroppo anche “porgi il culetto”, ma stendiamo un velo pietoso.

Crescendo ci si accorge quanto sia merdoso il pianeta e quanto i condizionamenti subiti siano stati fattivi al sistema per fotterci. Si scopre quanto i rappresentanti dei vari dei siano sempre stati concussi (o tutt’uno) con il potere di turno.

Qui nasce una forma di reazione volta a levarsi dal “mondo delle balle e dei divieti”; ma non si può, perché il sistema intorno a noi è così oppressivo che è necessario mettercisi contro, non si può semplicemente farsi i cazzi propri.

È necessario diventare atei e, scontrarsi con chi vuole limitare anche la libertà altrui in nome della sua superstizione, e di questo non si può fare altro che soffrire.

Uno dei modi di sfogare la sofferenza è per l’appunto l’adorazione di altri dei. Uno strumento anti-coercizione e anti-frode che l’ateo “cattolico” usa spesso pensando che, se lui in nome di un altrui dio deve essere coercito, potrà almeno adorare altri dei.

Il dissenso verbale può trasformarsi in una adorazione maieutica, perché innesca il processo di apertura mentale in coloro che ascoltano.

Si può anche parlare di adorazione redentiva, in quanto è uno strumento per spingere alla redenzione coloro che credono in un Dio che non esiste.

Ne deriva che alle adorazioni dell’ateo “cattolico” potremmo dare un’accezione filosofica, in quanto sono una manifestazione di desiderio di libertà, almeno nella espressione, e di ricerca di verità nel pensiero.

Quando il “bestemmiatore” ateo “cattolico” incontra l’Anubismo, perde la rabbia e ritrova la pace nello scoprire che il suo Dio c’è, ed è esattamente Cane come, magari lui aveva sempre pensato.

L’idea del Dio Cane insita nell’umano comincia quindi a prendere forma, fino a concepire la verità di Anubi dando all’umano grande serenità: Dio esiste, è Cane e si fa dei grandi cazzi suoi!

Non pensino, tra l’altro, erroneamente i cattolici che affermare che Dio è Cane possa essere un’offesa a un Dio, perché casomai l’offesa potrebbe essere: “Dio umano”, cioè associare un Dio a un umano.

Dire: “Dio è cane” è l’associazione migliore che anche un non anubista possa fare, perché l’umano è sicuramente peggio di un cane.

La più grande offesa che storicamente sia stata fatta agli dei è stata proprio quella di antropomorfizzare il divino fino a rappresentarlo con corpo di umano, cosa che ovviamente fece molto incazzare Anubi.

L’associare Dio a un porcello, a una mucca o a un cane non è una offesa. Qualcuno ha mai visto una mucca o un porcello “cattivi”?

Allora dove sta l’offesa?

Cerchiamo di essere tutti rispettosi, tolleranti e possibilmente anubisti, adorando nella più assoluta libertà il nostro Dio Cane, il Dio Porco e il Vacca Dio.

Ne deriva che la libertà di adorazione di Anubi e le sue emanazioni devono essere rispettate.

Qui il Profeta desidera richiamare l’attenzione degli adoratori su un inciso: noi abbiamo diritto di adorare il nostro Dio e le sue emanazioni, ma dobbiamo cercare di non trascendere.

La nostra venerata madre di Anubi è Hesat la Dea Vacca, e questo ci porta ad adorarla.

In italiano il termine “Madonna” nasce come un appellativo generico. Il nome proprio della Madonna cristiana era Maria.

Ad ogni modo il termine “La Madonna” è diventato in Italia il “nome proprio” della mamma di Gesù, ed è divenuta, nella tradizione cristiana, la figura religiosa femminile per eccellenza.

Curiosamente, in italiano “Madonna” è ormai percepito come un nome proprio, mentre “Dio”, rimane un nome comune, pur essendo spesso usato come un nome proprio.

Fra le grandi figure religiose, la Madonna è forse l’unica a non essere ricordata per aver imposto divieti o comandamenti. L’Anubismo condivide con i cristiani la venerazione e con i musulmani il profondo rispetto per la figura della “madre eccellente”.

Nessuno potrà mai sapere cosa abbia effettivamente detto e fatto Cristo finché non inventeranno la macchina del tempo, ma è indiscutibile che un Illuminato ribelle “antisistema” dal nome di Gesù sia esistito. Posto che sia esistito, è indiscutibile che abbia avuto una madre.

La madre, adorata come “la Madonna”, è l’unica figura religiosa che non abbia mai avuto un valore prescrittivo.

Non risulta che abbia mai vietato alcunché o obbligato a fare qualcosa. Per questo e per l’icona di bontà che lei rappresenta, è figura rispettata dai buoni anubisti.

Il Profeta desidera qui ribadire che l’anubista non è “contro” la religione cattolica cristiana: L’anubista non è contro alcuno.

L’anubista può festeggiare il Natale e può anche fare un bel presepe. Il Profeta raccomanda al buon anubista di non fare un presepe tanto per farlo; l’anubista se fa un presepe fa un bel presepe.

L’anubista osserva e impara, non è mai “contro”.

Per inciso, non è minimamente contro i “preti”: anche tra i preti, come in tutti gli assiemi di umani, ci sono brave persone e delinquenti.

Un’amica del Profeta tempo fa ha detto:«Voi traviate la gente. Le mettete la bestemmia in bocca.» Come chiarito l’anubista non bestemmia ma adora il suo dio.

Il non anubista se “bestemmia” è perché qualcuno gli crea problemi. Il Profeta e gli anubisti agiscono esattamente al contrario. Il Profeta non mette la “bestemmia in bocca” a nessuno.

La bestemmia in bocca alla gente ce la mette chi non rispetta il secondo precetto e rompe i coglioni. Il Profeta arriva dopo, con carta e penna, e la raccoglie. Fa il notaio, non il seduttore.

Non insegna ad adorare Anubi: registra le adorazioni che altri hanno già provocato, ci mette la data, e le archivia. Allora sono gli aggressori che “mettono in bocca” bestemmie ai cristiani di sicuro non gli anubisti.

Le cose vere emergono. Non si impongono. E l’Anubismo è nato esattamente così: senza un fondatore che comandasse, senza una conversione forzata, senza un obbligo, senza una cartella esattoriale della fede. La gente ha cominciato ad adorare Anubi da sola, ognuno per conto suo, ognuno davanti al proprio torto, e solo dopo ha scoperto di essere in tanti.

Il Profeta e l’anubismo arrivano dopo a spiegare che forse quella innata istanza avesse un significato: era l’adorazione di Anubi.

Quindi quella che alcuni considerano bestemmia in realtà quando il proferente viene Illuminato dalla realtà diocanina diventa una adorazione contribuendo di fatto alla diminuzione delle cosiddette “bestemmie”.

Possiamo concludere che l’anubismo contribuisce a diminuire le “bestemmie”; di sicuro non ad aumentarle.

P.S. Se l’associazione della parola “Dio” con qualunque altra cosa ti provoca un immediato fastidio, non limitarti a provare quel fastidio: chiediti da dove venga.

Il Profeta se lo chiese molti anni fa e scoprì che quella reazione non nasceva da un ragionamento personale, ma da un condizionamento ricevuto durante l’infanzia. Ognuno tragga le proprie conclusioni.