Cane ricco, cane povero: ricchezza e povertà anubistica

I pennivendoli si affannano da quando il Profeta ha memoria a rompere le divine sfere con i milioni di italiani in povertà...

di Il Profeta — 2026-01-15

Già, ma se vuoi diventare ricco devi “competere”!

Ricco?

Cosa significa ricco?

Da quando ha memoria Il Profeta vede pennivendoli vari che si affannano a rompere le divine sfere con i milioni di italiani in povertà assoluta e relativa.

Non c’è dubbio che ci sia gente sfortunata che se la passa molto male ma quello che mai si comprende bene è cosa significhi ricchezza o povertà.

È possibile definire uno “povero” perché guadagna meno di x?

Un operaio nel sud italia 40 anni fa si comprava una casetta indipendente con giardino lavorando 8 ore e avanzando un po’ di tempo per hobby e famiglia mentre il “ricco” imprenditore milanese viveva in 100mq in una colombara (condominio) e lavorava 14 ore al giorno.

Chi era il più ricco? L’unica risorsa davvero scarsa nella vita di un uomo, secondo l’Anubismo, è il tempo. Si può definire ricco uno che non ha tempo per se stesso?

Uno che ha i vestiti firmati comprati con carta di credito, una casa “in centro” in affitto e le rate del Porsche da pagare è ricco o è ricco uno che ha una casa di proprietà in periferia, una panda senza rate e dei vestiti che gli piacciono, anche se non firmati?

Si può definire ricco uno che vive da ricco pieno di debiti o è ricco chi ha una buona qualità della vita e 4 soldi in banca?

Chi ha il “macchinone” ma non ha i soldi per il carburante è ricco o lo è chi ha l’utilitaria ma ha i soldi per il carburante?

Chi, appena ha 4 soldi in tasca, li deve buttare nel cesso o giocarseli al lotto per poi rimanere senza casa è povero?

Forse lo è nell’istante in cui li ha persi ma è ricco quando li ha in tasca.

La risposta su cosa sia la povertà sembra sempre più lontana.

Proviamo a affrontare la questione in un modo diverso.

Posto che stiamo fino ad ora parlando di un fatto soggettivo proviamo a rispondere alla domanda...

...Quando una persona si può definire oggettivamente povera?

Sicuramente quando spende di più di quel che guadagna o quando è convinta di doversi poter permettere di spendere di più di quel che guadagna per potersi sentire ricca.

Ma questo sentirsi ricco dipende da quanti soldi spende in sé, o da quanti oggetti/servizi può acquistare?

Molte persone lavorano come matte per massimizzare il rendimento del tempo al lavoro poi buttano i soldi nel cesso per ottenerne una “compensazione” che ha per definizione rendimento nullo. (Economia privata di tipo “compensativo”)

Davvero qualche cattivone a livello sociale gli ha instillato il bisogno di qualcosa che non si può permettere o il problema sta nella sua incapacità di distinguere ciò che serve a lui per stare bene da ciò che serve agli altri per far pensare loro che sia “ricco”?

Chi non spende per sembrare ricco, è povero?

In questo quadro potremmo dire che la povertà è uno stile di vita che diventa una risorsa ad alto rendimento: Fottersene del giudizio altrui comporta un risparmio di tempo e di denaro incredibile.

Uno che pensa di dover sembrare ricco per essere attraente è ricco o è povero?

Un individuo che ritiene che una donna davvero lo desideri perché sembra ricco è potenzialmente il più povero di tutti, in tutti i sensi... ma sembra ricco!... come ne usciamo da qui? Quando una persona si può oggettivamente definire povera?

Un amico del Profeta si è comprato dopo lunghe ricerche un orologio da 50’000 Euro. È un ricco?

No, semplicemente ha cercato un orologio da investimento perché non si fidava a tenere i soldi in banca e complice la sua passione per gli orologi aveva fatto un buon affare.

Ma visto che ha un orologio da 50k allora è ricco? Assolutamente no. Ha investito i suoi risparmi. E allora?

Tempo fa Eteroclito, un amico del Profeta, dopo una vita a fare attenzione a come impiegava i soldi si è comprato una barca “comoda” per andarsene “in pensione”.

Un vecchio amico gli disse affettuosamente “Uè, bastardone, ti sei fatto lo yacht?”...

Eteroclito rispose sempre affettuosamente: “Uè bastardone ti sei fatto due figli che costano il doppio dello “yacht” e una ex moglie che di mantenimento come uno yacht?”.

L’amico rimase silenzioso e perplesso per qualche secondo poi disse adorando Anubi: “Hai ragione!”.

Eteroclito gli spiegò che il vero ricco era lui perché una barca si rivende, un figlio no. Un figlio costa molto di più di una barca. Sì, è vero che barche e bambini c’entrano come le note pere e mele nella somma; i figli sono l’investire risorse e affetto per regalare una nuova vita.

Ciò non toglie che debbano essere una scelta economica ponderata e sostenibile, anzi “la” scelta più ponderata e sostenibile che un umano deve fare.

Consideriamo che dagli ultimi dati le italiane fanno in media 1,25 figli a testa e le nigeriane 6,8.

Allora le italiane sono povere e le nigeriane ricchissime?

Giusto? Perché si dice che “I poveri pagano sempre i debiti, sono i ricchi che non lo fanno?”. Potremmo dedurne che il povero è ricco, oppure che il ricco diventa povero?

Chi non paga i debiti infrange il secondo precetto rompendo i coglioni al creditore (posto che il prestito sia stato chiesto volontariamente) per cui potremmo dire che è molto anubistico “essere poveri”.

Dato che sembra impossibile dare una definizione alla povertà; proviamo a darla alla ricchezza.

Qualcuno pensa che essere ricchi sia avere abbastanza soldi da parte per “comprarsi” il proprio tempo per lavorare poco o nulla, ovvero la ricchezza sia essere proprietari della propria vita.

Qualcun altro pensa che la ricchezza sia avere abbastanza soldi da parte per affrontare qualsiasi sfiga... cioè “stare in pace” al sicuro.

Qualcun altro pensa che il ricco sia colui che spende tanto; ma colui che spende tanto più difficilmente avrà modo di “comprarsi ” la propria vita.

Sembra difficile anche uscire da questa domanda.

Tutta ‘sta rottura di sfere serviva ad arrivare almeno ad una anubistica affermazione: “La povertà l’abbiamo nella testa prima che nel portafoglio”.

A questo punto è meglio rifletterci bene perché come diceva Jung: “Rendi cosciente l’inconscio altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”.

Nonostante il mondo abbia generato una ricchezza reale notevole e la deflazione tecnologica abbia portato i costi di produzione a valori ridicoli, il potere di acquisto degli “occidentali” diminuisce nel tempo quindi indiscutibilmente genera maggiore “povertà”.

Semplicemente la finanza usando la violenza operata da sovrastati e stati ci ha ridotto il potere di acquisto di almeno 4 volte negli ultimi 40 anni.

L’argomento è difficile e variegato; preso nel modo sbagliato finisce in mano agli statalisti che di volta in volta promuovono campagne d’odio contro chi “c’ha il suv”, la seconda casa ecc...

Questo consente agli invidiosi (magari ricchi ) di odiare i “finti” ricchi (magari poveri).

Il tutto a beneficio dei parassiti che con una scusa o un altra fottono soldi a tutti.

No, le nuove generazioni non sono diventate né stupide né incapaci, né fancazziste, il problema non è neanche che non sono competitive.

Come possiamo farci ispirare da Anubi per gestire al meglio la situazione e difendersi dallo stato impoveritore?

Un’amica del Profeta tanti anni fa gli raccontò che sua figlia, di fronte al rifiuto di comprarle qualcosa, le chiese se fossero poveri.

Lei rimase così interdetta che non seppe rispondere.

La risposta che il Profeta le suggerì era: “Sì, siamo poveri ma non ti preoccupare perché qualsiasi cosa ti succeda ci sono tutti i soldi che servono per aiutarti”.

La vera povertà si verifica quando non riesci a far fronte a una disgrazia non quando non hai un giocattolo nuovo o una maglietta firmata, questo è il modo più anubistico di affrontare la cosa anche perché è quello che permette di vivere evitando di adorare Anubi ad ogni bolletta.

È noto agli anubisti che nel mondo le rotture di coglioni sono infinite.

Ma gli anubisti sanno anche che non autorompersi i coglioni è fondamentale.

Il buon Anubista quindi sposta un po’ della risorsa tempo dalla produzione di ricchezza alla gestione del suo miglior utilizzo in termini di soddisfazione personale e di minimizzazione di rotture di coglioni.

Ad esempio il buon Anubista evita di farsi distruggere le divine sfere una settimana al lavoro, adorando Anubi a manetta, per poi bruciarsi tutti i soldi in un week end.

Tanto vale stare sette giorni in casa a dedicarsi ai propri hobby.

Tanto, come diceva Schopenhauer, comunque vada non sarai mai soddisfatto, in particolare dei soldi spesi male, perché la soddisfazione durerà pochissimo.

È decisamente anubistico anche evitare a tutti i costi di cascare in una gestione economica compensativa che viene tipicamente rappresentata con la frase “Con il culo che mi faccio mi potrò permettere questo o quello?”

La risposta è NO!

È perfettamente inutile ammazzarsi di lavoro consumando la propria vita per mantenere stati voraci, poi buttare i soldi nel cesso per dare un significato alla propria esistenza.

La borsa firmata contiene le stesse cose di una che non lo è, e la Ferrari può andare al massimo a 130km/ora.

Esattamente quanto una panda.

Con questo non si vuol dire di non comprare la “Ferrari” o la “Gucci” ma solo di valutarne bene il rapporto costi benefici.

È molto probabile che una persona si possa spendere i soldi con maggiore piacere a lungo termine se solo ci pensasse un po’.

E se proprio non trova alternative forse è il caso di investirci più tempo.

Massimizzare il rendimento dei soldi spesi è economicamente conveniente in quanto riduce le adorazioni anubistiche per guadagnarli e evita di contribuire a sovvenzionare i parassiti che notoriamente “più mangiano più si riproducono”.

Ora se una volta a Milano si diceva “dacci dentro lavora!”, perché il lavoro garantiva sempre potere di acquisto, il triangolo del sapere era il riferimento univoco per essere “ricchi”.

Ovvero sapere, saper fare, saper essere.

L’importante era impegnarsi a produrre ricchezza.

Oggi, vista la situazione il triangolo importante diventa: saper produrre ricchezza, saper spendere bene, saper risparmiare.

Oggi, è fondamentale comprendere che, per evitare la “povertà”, è necessario impegnarsi un po’ meno sul fronte produzione di ricchezza in sé e dedicare tempo ad altro.

Il “sapere produrre ricchezza” in sé non è più una garanzia di “anubistico benessere”.

Ne abbiamo già parlato ma val la pena ribadirlo: alla prima transazione che compi, grazie al combinato delle tasse dirette e indirette perdi in tasse circa tre quarti del valore che hai prodotto.

A parità di capacità produttiva devi lavorare quasi tre ore per comprarne una.

Vivendo in un territorio dove l’economia è devastata dalla tassazione è molto conveniente ridurre le spese e aumentare il tempo libero.

Introduciamo quindi il triangolo del “benessere anubistico” dove il benessere non dipende solo dal produrre ricchezza ma dal saper produrre ricchezza – saper spendere bene- saper risparmiare.

Nel saper risparmiare non è compreso solo lo spendere di meno di ciò che si guadagna ma anche il proteggere i propri soldi dalla voracità dello stato e del sistema finanziario imposto dallo stato.

Dico imposto perché nessuno sano di mente userebbe una valuta che perde continuamente valore, ma lo deve fare perché è obbligato dallo stato.

Parimenti nessuno affiderebbe spontaneamente il proprio denaro a una banca che, attraverso il sistema della riserva frazionaria, può concedere prestiti per importi di gran lunga superiori ai depositi realmente disponibili.

Ma siamo obbligati a farlo dallo stato con la scusa che bisogna controllare gli “evasori”.

Purtroppo mentre tu sei impegnato a produrre ricchezza tutti gli altri attori del sistema economico sono impegnati a rubartela; dedicare tempo a proteggere i propri risparmi può rendere molto di più che lavorare.

È estremamente contro intuitivo ma il combinato stato-finanza non ha alcun interesse a lasciarti diventare ricco.

Lo stato aumenta il suo potere quando i dominati sono poveri perché aumenta la possibilità di controllo e aumenta il potere politico.

Più lo Spento è povero e più tende a chiedere “più stato”.

Il motivo per cui lo stato sembra intenzionato a distruggere la produzione reale di ricchezza tramite divieti, norme e tassazione, non risiede nella sua incapacità o stupidità.

La distruzione dell’economia è un precipuo interesse degli statalesi... tanto come è noto loro gli “stipendi” se li aumentano comunque.

Ma almeno la finanza dovrebbe avere l’interesse di sviluppare l’economia reale?

No!

Dalla Bibbia (libro dei proverbi 22:7): “Il ricco domina sui poveri, e chi prende in prestito è schiavo di chi presta.”

Credo non ci sia bisogno di spiegazioni, la finanza necessita di farti indebitare per renderti schiavo e per avere rendimenti dal nulla perché i soldi che ti presta non sono di nessuno, sono inventati (nota stampante monetaria e riserva frazionaria).

Questi signori hanno tutto l’interesse a ridurti in povertà per poi “prestarti” i soldi.

Da qui nascono le emergenze inventate continuamente, le pandemie, le guerre ecc.. ogni volta che riescono a creare problemi a tutti hanno la scusa per stampare denaro falso rubandoti soldi con l’inflazione e spingendoti sempre più ad accedere al credito.

Il buon Anubista ovviamente evita come fosse una brutta malattia l’accesso al credito a meno che non si tratti dell’acquisto di un fattore di produzione inserito in un bilancio corretto.

Non c’è bisogno di chiederlo ad Anubi cosa succederà in futuro: se oggi non riesci a risparmiare, domani sarà sicuramente peggio!

“Cicale e formiche” hanno fatto il loro tempo, oggi che formicheggi o cicaleggi arriva il combinato stato/finanza che si fotte tutto, oggi, chiedendo scusa ad Esopo la favola andrebbe riscritta e titolata “Gli scoiattoli e le ghiandaie”

Dove gli scoiattoli si fanno il culo a cercar ghiande e accumularle, poi arriva la Ghiandaia e, come noto, gliele ruba e gli scoiattoli adorano Anubi cercando altre ghiande.

Il comportamento della Ghiandaia viene definito come “cleptoparassitismo”, quello di stato e finanza è più propriamente predazione.

Uno dei modi di difendersi da questo attacco è quello di fare un mini stato patrimoniale personale anubistico e si scopriranno cose inaudite...

Il frigo o la lavatrice per quanto di lusso uno le compri costeranno molto meno del caffè al bar ed altre amenità simili.

Spesso ci si concentra sul risparmiare su spese che in realtà, computate correttamente, pesano pochissimo.

Il mini bilancio porterà tante adorazioni ma anche un grande vantaggio.

Facciamo un esempio semplice: Stai impazzendo da una settimana per risparmiare sull’acquisto del frigo da circa mille euro.

Sbattitene, spendine duemila e mettilo in bilancio.

Scoprirai che quel frigo ti costerà circa 25 centesimi al giorno; meno di una sigaretta e almeno un quinto del caffè al bar che bevi tranquillamente senza adorare Anubi.

Con meno di una giornata di lavoro all’anno a mettere in bilancio le spese dell’anno potrai gestire molto meglio la tua economia.

Tra l’altro considera che almeno metà di ciò che spendi, grazie al combinato iva/incidenza della tassazione sulla filiera sono tasse.

Poi metti sotto la voce tasse qualsiasi euro tu abbia speso per obbligo di legge e vedrai che adorazioni!

Ci preoccupiamo tanto dell’irpef ma il “dopo” è ancora peggio.

Prima di chiudere si lasci al Profeta la anubistica conclusione di tutte queste stronzate riflessioni: Sii povero!

L’essere “povero nella testa” significa essere liberi, il “povero” è molto forte perché è difficilmente ricattabile.

I Poveri pagano i debiti, i poveri non sono in vendita perché sanno vivere con un certo criterio economico e non si fanno corrompere facilmente: I “poveri” sono padroni della loro vita e non delegano i politici a rubare per conto loro.