Pagati in grammi: forfettari, dipendenti e il bilancino di Blorfos

Forfettari contro dipendenti, la soglia a 100.000 euro, lo sciopero. Il Grande Maestro Pheel pesa gli stipendi dal 2000 a oggi in grammi d'oro, come le crocchette di Blorfos, e torna con un dubbio al posto delle risposte.

di Grande Maestro Pheel — 2026-11-05

1 Caro Adepto, oggi da questa parte dello schermo c'è il Grande Maestro Pheel, e ti scrivo dal pavimento della cucina, dove sto pesando le crocchette.

2 Lo faccio ogni mattina da dieci anni, da quando ho adottato Blorfos (in antico egizio, «grande paio d'orecchie»). Centottanta grammi al giorno, divisi in due pasti, su un bilancino da gioielliere che ho comprato apposta perché quello da cucina sbagliava di quattro grammi e io non me la sentivo. Il veterinario quel numero l'ha deciso una volta sola, dieci anni fa, e da allora non l'ha più toccato.

3 Ci torno tra poco, perché il bilancino c'entra.

4 Intanto fuori il mondo è tutto un corteo. Elezioni di là dall'oceano, piazze piene di qua, e in ItaGlia la manovra 2027 con dentro una cosa che ha fatto litigare mezzo Paese.

5 Il regime forfettario, la flat tax del 15% per le partite IVA piccole, dal 2027 dovrebbe valere fino a 100.000 euro di incassi invece di 85.000. Il dettaglio tecnico, che io adoro, è che sopra gli 85.000 euro torna l'IVA normale, perché quella soglia la decide l'Europa.

6 Il 20 novembre c'è uno sciopero generale contro tutta la manovra, e tra le ragioni c'è anche questa: «a parità di reddito, parità di tasse». Da una parte il dipendente, che sul suo stipendio paga l'IRPEF a scaglioni fino al 43%. Dall'altra la partita IVA, che paga il 15% e si sente dare dell'evasore a ogni cena di famiglia. E i due si guardano in cagnesco, che è un'espressione che Blorfos non merita.

7 Come suggerisce il Profeta in un suo Illuminato insegnamento (detto al telefono, prima di riattaccare perché iniziava una nuova puntata), quando due poveri litigano bisogna ascoltarli entrambi. Non per capire chi dei due ha ragione, ma per trovare chi è che guadagna dal farli litigare. E allora seguiamo il Terzo Precetto e ascoltiamo.

Partiamo dal forfettario.

8 Il forfettario ha delle spese che il dipendente non ha: il computer, il commercialista, i contributi tutti sulle sue spalle, le ferie che nessuno gli paga, la malattia che nessuno gli paga, il cliente che paga a novanta giorni se va bene. E lo Stato quelle spese non gliele conta davvero: a molti professionisti dice «facciamo che il 22% di quello che incassi è spesa, il resto è guadagno», e su quello tassa.

Ora ascoltiamo il dipendente.

9 Il dipendente il commercialista non ce l'ha, ma ha l'affitto, la spesa, la benzina per andare al lavoro, il cane da far guardare quando è in ufficio. E sono le stesse spese del forfettario, che a sua volta mangia, paga l'affitto e va in giro in macchina.

10 Senza quelle spese al lavoro non ci arriva nessuno dei due, lo Stato non le conta né all'uno né all'altro. Poi c'è un terzo signore che nessuno invita a cena: l'azienda. L'azienda paga le tasse sull'utile, cioè su quello che resta dopo aver tolto tutte le spese vere, una per una, con le fatture.

11 Ricapitolando: l'azienda scarica i costi veri, il forfettario scarica una stima dei costi del lavoro, e il costo di vivere non lo scarica nessuno dei due. Cioè, la persona umana, quella che mangia, è l'unica a cui il costo di stare al mondo non viene riconosciuto come costo.

12 Ma la vera rivelazione me l'ha data stamattina Blorfos, davanti alla ciotola. Stavo pesando i suoi centottanta grammi e lui mi guardava con le sopracciglia di quando vuole indagarmi l’anima (o un altro lancio di pallina). E ho capito una cosa.

Blorfos è l'unico, in questa casa, a essere pagato in grammi.

13 Centottanta grammi dieci anni fa, centottanta oggi: il suo stipendio non ha perso niente, perché un grammo di crocchetta sfama esattamente come allora. Nessuno può stampare crocchette vuote e dire che sono piene.

14 Il mio stipendio invece è in euro, e gli euro li stampa qualcuno. Allora ho preso il bilancino e ho fatto il conto per tutti, forfettari e dipendenti insieme. Il metodo è semplice, mi pare che funzioni, e te lo lascio qui.

15 Uno: prendi una cifra in euro.

16 Due: dividila per il prezzo di un grammo d'oro di quell'anno.

17 Tre: confronta i grammi.

18 Nel 2000 il lavoratore dipendente medio italiano guadagnava circa 21.800 euro lordi l'anno. Un grammo d'oro, quell'anno, costava in media meno di 10 euro. Quindi quello stipendio pesava circa 2.200 grammi d'oro: più di due chili l'anno.

19 Nel 2025 lo stesso lavoratore medio guadagnava circa 34.700 euro. Più soldi, dirai tu, e infatti in euro sono il 60% in più. Peccato che nello stesso tempo la vita sia rincarata quasi uguale: mille euro del 2000 valgono 1.592 euro del 2025.

20 Ma è sul bilancino che viene il bello. Nel 2025 un grammo d'oro costava in media più di 98 euro, e mentre ti scrivo, oggi, siamo intorno ai 118. Quindi lo stipendio del 2025 pesava circa 350 grammi.

21 Da più di due chili a un terzo di chilo. In venticinque anni lo stipendio, misurato in oro, si è ridotto a un sesto. Ripeto, perché l'ho rifatto tre volte: un sesto.

22 E se quel lavoratore del 2000 fosse stato pagato ancora oggi i suoi 2.200 grammi, oggi porterebbe a casa circa 260.000 euro l'anno. Il forfettario che incassa 100.000 euro, quello che dovrebbe essere il privilegiato, in oro incassa meno della metà di quanto guadagnava il dipendente medio del 2000.

23 Il senso di questo resta anche senza l'oro: gli stipendi in euro sono saliti, ma quello che ci compri è rimasto fermo. Ed è qui che nasce la guerra tra poveri.

24 Non perché il forfettario rubi al dipendente, o il dipendente invidi il forfettario. Ma perché tutti e due sono pagati in una cosa che si allunga con l'acqua, come il brodo quando arrivano ospiti.

25 Il Secondo Precetto dice di non rompere i coglioni, e qui se li rompono a vicenda due persone che hanno perso cinque sesti dello stipendio allo stesso tavolo. Chi incassa, nel frattempo? Il Profeta lo ripete da anni (con una lucidità sospetta, per l'ora in cui me lo dice): chi stampa i volantini colorati che chiamano “valuta”.

26 Per vedere se il conto regge, ho fatto una prova più semplice, con due colleghi immaginari. Gianfranco e Loredana, stesso ufficio, stesso contratto, stesso anno: il 2000.

27 Guadagnano 1.500 euro al mese e ne spendono 1.300 per vivere: affitto, spesa, assicurazione, una pizza ogni tanto. Nessuno dei due riceve mai un aumento, per ventisei anni. L'unica differenza è una riga del contratto.

ParametroGianfranco (Pagato in Euro)Loredana (Pagata in Oro)Stipendio 20001.500 €155 grammi d'oroPunto di rottura (2007)Le spese raggiungono 1.500 €. Smette di risparmiare e va in rosso.Le spese salgono in Euro, ma i 155 grammi assorbono l'inflazione.OggiNecessita di 2.150 € per vivere, ma ne guadagna ancora 1.500 €. Non arriva a fine mese.I suoi 155 grammi valgono > 17.000 € al mese. Risparmi cumulati: 27-28 chili d'oro (oltre 3 milioni di €).

28 Stessa scrivania, stesso contratto: una milionaria e uno che non arriva a fine mese.

29 (Gianfranco e Loredana, se esistessero, avrebbero smesso di salutarsi intorno al 2011.)

30 Qualcuno dirà: eh, ma l'oro è salito. Ma dato che l’oro non si può stampare, forse è più corretto dire che sono gli euro ad essere scesi vertiginosamente. Quando diciamo «non si arriva più a fine mese» diamo la colpa al “caro vita”. Ma la vita di Loredana costa quanto quella di Gianfranco. Tasse, pensioni, sanità, forfettari contro dipendenti: litighiamo su come dividere una torta che intanto si scioglie. E nessuno va a guardare il forno.

31 Allora ho provato a guardare col bilancino anche la politica.

32 Ogni campagna elettorale promette qualcosa: meno tasse, più pensioni, più sanità, più bonus, un'aliquota più bassa per qualcuno e più alta per qualcun altro. Sul forfettario a 100.000 euro chi governa dice che premia chi lavora, chi sta all'opposizione dice che premia chi evade, e il sindacato sciopera.

33 Ho ascoltato ore di dibattiti col quaderno aperto e ho segnato tutto: aliquote, soglie, scaglioni, chi deve pagare di più e chi di meno. Tutte le promesse erano in euro.

34 Della cosa in cui ci pagano non parlava nessuno, né chi governa né chi vorrebbe governare. E in effetti non ne potrebbero parlare granché: la moneta non la decide il Parlamento, la decide la Banca Centrale Europea, che nessuno di noi ha votato (ma non eravamo in una bellissima democrazia?)

35 Quindi, chiunque vinca le elezioni, lo stipendio si restringe alla stessa velocità. Blorfos, che ha seguito l'ultimo dibattito con me sul divano, si è addormentato prima della replica.

36 A quel punto ho fatto un passo in più. Se tutto quello che costa in euro va pesato in oro, allora va pesato in oro anche il rum.

37 Ho fatto il conto: se una bottiglia è rincarata come tutto il resto, oggi in oro costa circa un settimo di quanto costava nel 2000. Cioè, in grammi, il rum non è mai stato così conveniente. E questo il Profeta non lo deve sapere.

38 Quindi, per chiarezza: caro Profeta, se stai leggendo, il conto qui sopra vale solo per i lavoratori dipendenti e le partite IVA, e non si applica alle bevande spiritose, che per motivi tecnici si pesano in lire. (Mi rendo conto che adesso gli ho detto che il rum si pesa in lire, e che in lire costa tantissimo, e che lui le lire le ha ancora in un barattolo. Non so che conseguenze avrà questa mia affermazione.)

39 Rimane la domanda vera, e io una risposta non ce l'ho: ho solo un dubbio. Le banche centrali, intanto, l'oro lo comprano a tonnellate, e la Banca d'Italia ne tiene da parte più di duemila tonnellate. Se lo tengono stretto, vuol dire che si fidano.

40 E allora perché nessun governo che si promuove sempre come buono e caro, e nessun economista da Nobel, propone di lasciarci usare l'oro come moneta invece di tassarci la plusvalenza ogni volta che lo vendiamo, quando le crisi che la moneta dei governi doveva prevenire sembrano sempre più gravi e distruttive?

41 Forse c'è una ragione che io non vedo. Forse la vede il Profeta, ma quando gliel'ho chiesto al telefono è cominciata la puntata della nuova serie coreana. L'oro, del resto, è stato moneta davvero, per un bel pezzo, e a un certo punto ha smesso.

42 Quando, come e chi ci ha guadagnato, lo metto sul bilancino nel prossimo articolo.

Nel frattempo continuo ad adorare Anubi, sicuro che un giorno ci porterà i Diocancoin.

43 Una moneta che non si tocca, quindi nessuno te la può requisire.

44 Che nessun governo stampa, quindi nessuno te la può allungare.

45 Che non è legata a qualcosa di fisico, così non c’è rischio che qualcuno la riproduca in laboratorio.

46 Fino ad allora continuo a raccontare la storia di Gianfranco e Loredana ogni volta che qualche spento prova a convincermi che la soluzione alla povertà sia chiedere a qualche parassita politico di stampare più carta straccia.

47 Che Anubi sia con te!

48 Il Grande Maestro Pheel